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Fumo passivo: bambini a rischio di problemi respiratori

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Da decenni, ormai, gli allarmi lanciati dalle organizzazioni sanitarie nazionali e internazionali, in relazione ai danni provocati dal fumo attivo e passivo, si susseguono senza sosta. Quasi ogni giorno, inoltre, sono resi pubblici i risultati, sempre più stringenti, delle specifiche ricerche condotte al riguardo dalle università o da altre entità sovrapponibili. Recentemente, alla vigilia della Giornata Mondiale Senza Tabacco, celebratasi il 31 maggio e istituita dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sin dal 1988, l'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma ha diramato un comunicato ulteriormente inquietante: il 20% dei bambini che presentano problemi di tipo respiratorio sono strettamente riconducibili al ruolo di vittime del fumo passivo. Il comunicato snocciola statistiche molto poco rassicuranti riguardo alle abitudini e agli stili di vita di una buona parte degli italiani. Secondo gli studi nazionali, oltre la metà dei bambini al di sotto dei tre anni di vita risulta esposto al fumo passivo. Un bambino su cinque, inoltre, alla nascita, presenta una madre fumatrice. La notizia più stucchevole, che tocca da vicino anche i genitori più premurosi (mamme e papà che si allontanano dai bimbi per fumare una sigaretta), è quella del riconoscimento scientifico dell'esistenza di un fumo "di terza mano". Di cosa si tratta? E', questa, un'altra connotazione del fumo cosiddetto "passivo": parecchie tra le sostanze nocive che il fumatore emette nell'aria durante la combustione della sigaretta si depositano sugli abiti del fumatore stesso, impregnandoli. Il possibile, successivo contatto fisico con il bambino pare esponga quest'ultimo a pericoli di salute simili a quelli cui sarebbe titolato in presenza di fumo passivo vero e proprio ("di seconda mano", dunque). Dai pericoli, poi, alle certezze: una madre che conservi il proprio vizio tabagico durante la gravidanza, partorirà un bimbo di peso inferiore a quello parallelamente partorito da una madre esente dal vizio. Un altro fattore di rischio importante, ancora correlato  aall'esposizione al fumo passivo, è quello che concerne la cosiddetta "morte in culla" (Sindrome della Morte Improvvisa del Neonato, dall'acronimo anglosassone SIDS): si tratta del decesso inaspettato, con cause inaccertabili, del bambino di età inferiore all'anno. Il rischio, in questo caso, si ridurrebbe sensibilmente non esponendo al fumo passivo sia la donna gravida (e, conseguentemente, il feto), sia il neonato nei suoi primi mesi di vita. L'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, emittente del comunicato attraverso il Reparto di Broncopneumologia, da due anni a questa parte ha vietato il fumo di sigaretta anche negli spazi all'aria aperta di sua pertinenza. Un inciso tributato alla coerenza, mentre l'OMS stima che una cifra prossima al 20% della popolazione mondiale è a tutt'oggi dedita al fumo.
 
 
 
 

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