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Come curare la mononucleosi in gravidanza?

La mononucleosi è un’infezione di tipo virale che si manifesta il più delle volte in modo quasi asintomatico. Quando si mostra in maniera effettiva i suoi sintomi variano da una persona all’altra ma di solito si caratterizza per febbre e spossatezza, accompagnate da mal di gola e ingrossamento dei linfonodi. Motivo per cui spesso viene scambiata come una normale influenza, pur essendo una infezione virale acuta.
Si tratta di una malattia infettiva causata dal virus di Epstein-Barr, detto anche EBV, e la sua trasmissione può manifestare qualche problema durante la gravidanza, a seconda di come si sviluppa.

Generalmente, quando ci si appresta ad aspettare un bambino, è allora opportuno effettuare alcuni test, come quello per la Mononucleosi, il Cytomegalovirus e la Toxoplasmosi, che sono alcuni dei virus più importanti da tenere sotto controllo nei nove mesi che precedono il parto, ma soprattutto nelle prime settimane.
La trasmissione di questo virus avviene attraverso il contatto diretto con una persona già infetta, ad esempio attraverso il bacio, o l’utilizzo dello stesso bicchiere o delle medesime posate. L’essere stati contagiati in passato da questa malattia ne scongiura la nuova infezione perché si è diventati immuni.

Generalmente la mononucleosi si comporta in maniera piuttosto benevola, e il suo decorso è abbastanza semplice, anche se in gravidanza va sempre tenuto sotto stretto controllo medico, ed eventualmente può essere curata ricorrendo all’omeopatia. L’influenza, l’affaticamento, i linfonodi leggermente ingrossati, un eccessivo rigonfiamento della milza richiedono che il decorso della malattia avvenga tramite riposo a letto. Il fatto che si tratti di un’infezione virale e non batterica, inoltre, fa sì che il suo decorso non vada trattato con antibiotici per debellare il virus, ma eventualmente che siano assunti qualora il sistema immunitario risulti compromesso o indebolito da altre infezioni, ad esso contemporanee, che lo accompagnino nella sua fase acuta.
In genere la maggior parte dei casi in cui si manifesta la mononucleosi infettiva, il virus si risolve senza problemi . Quando invece il virus rimane latente e si riattiva periodicamente, le complicanze possono essere avvertite a livello del sistema nervoso centrale, manifestando caso di meningite o neuropatie.

C’è però un tipo più insidioso di mononucleosi, che è quella provocata dal Cytomegalovirus, che, una volta contratto, rimane latente nell’organismo, riattivandosi senza dare alcun sintomo, anche all’improvviso, e senza alcuna sollecitazione esterna plausibile. È questa la situazione in cui la mononucleosi può trasformarsi in un virus dalla forma acuta e patologica tale da provocare danni al feto durante la gravidanza, soprattutto se si manifesta entro i primi tre mesi. I danni al feto non sono di lieve entità e variano dalla sordità fin dal primo anno di vita, a deficit mentali di una certa entità, a problemi di tipo neuromuscolare o di atrofia ottica. Ecco perché è opportuno prima di ogni gravidanza escludere con un test ematico la presenza di questo virus. In ogni caso, in fase di amniocentesi, che tuttavia non è obbligatoria ma è consigliata dopo i 35 anni, quando il rischio della Sindrome di Down è maggiore, è prevista sempre la ricerca del Cytomegalovirus nel sangue.

 

 

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