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Come curare l’ernia del disco

L’ernia del disco si manifesta quando il nucleo del disco intervertebrale fuoriesce dalla parte esterna del disco stesso, ovvero dal cosiddetto anulus. Ciò comporta la comparsa di dolori forti, mal di schiena e sciatica che si possono estendere anche alla gamba, all’inguine e alla natica.
Di solito l’ernia al disco colpisce le persone non più giovanissime anche se non è raro il caso di pazienti giovani dove essa sia stata causata da traumi. Si parla pure di una certa predisposizione genetica, ma anche il sovrappeso, il fumo, le posizioni scorrette e gli sforzi fisici giocano un ruolo importante nella sua manifestazione.
Accade che col passare degli anni, infatti, i dischi tra le vertebre subiscano dei danni che si manifestano soprattutto nell’anulus esterno, favorendo la comparsa di lesioni dalle quali appunto può fuoriuscire la porzione centrale del disco che, venendo in contatto con le terminazioni nervose vicine, provoca il dolore.
Per curarla vi sono diverse metodologie anche perché non sempre è il caso di ricorrere all’intervento chirurgico. Infatti si potrebbe benissimo ricorrere all’assunzione di antidolorifici se i fastidi causati dall’ernia siano di lieve entità. Questi farmaci conferiscono un certo sollievo dai dolori e riducono la sofferenza. Possono essere assunti sia per bocca che attraverso iniezioni. Vi sono però casi in cui necessita l’intervento con iniezioni di cortisone da effettuare direttamente nel canale vertebrale.
Nel caso di sciatica invece torna utile sottoporsi ad iniezioni di sostanza a base di ozono da eseguirsi nella schiena. C’è anche chi si rivolge all’agopuntura per trovare sollievo dal dolore e chi alla fisioterapia per allungare e sviluppare i muscoli della schiena e per sostenere meglio la colonna vertebrale. Ma è ovvio che ciò si fa nel caso di lievi dolori, non persistenti.
Si ricorre invece al bisturi quando il nucleo centrale è completamente fuoriuscito dal disco ed in questo caso sarà il medico che opera a decidere come intervenire, in quanto lo si può fare con diverse metodologie. Dipende dai casi. Per non parlare del fatto che la patologia si può ripresentare, anche se molto raramente, per questo motivo è importante sapere bene come intervenire.
Negli ultimi tempi poi si stanno affermando tecniche endoscopiche e meno invasive, che operano per mezzo di sonde che vengono inserite nella pelle della schiena attraverso delle piccolissime incisioni cutanee. In questo modo all’interno del corpo si inseriscono gli strumenti utili per procedere con l’intervento nonché una piccola telecamera collegata ad un monitor esterno che consente di seguire l’operazione. Si procederà così all’asportazione della parte di nucleo fuoriuscito.
Ma si può procedere pure con il laser ed in anestesia locale. Con esso viene colpito il nucleo polposo interessato posto tra le vertebre dopo che si è introdotta una fibra ottica attraverso un ago. In questo modo una parte del nucleo polposo viene vaporizzata e così il nervo a contatto con esso, causa del dolore, viene decompresso. Questo metodo è stato inventato negli Stati Uniti ed ora è possibile praticarlo anche in Italia dove già circa 4 mila pazienti hanno avuto modo di provarlo.

 

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