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Come curare l’helicobacter?

L’ Helicobacter Pylori, batterio spiraliforme che trova collocazione nello stomaco e nell’intestino, prolifera in questi tratti dell’0organismo causando una forma di gastrite, dovuta all’infiammazione della mucosa gastrica.
Fino a vent’anni fa si riteneva che il succo gastrico contenuto nello stomaco e composto da una quantità di enzimi digestivi, come trasformava il cibo, potesse sciogliere in poco tempo anche i batteri più resistenti, lasciando lo stomaco come un involucro sterile. La scoperta dell’Helicobacter da parte di alcuni scienziati australiani nel 1983 ha invece dimostrato il contrario, e come questo batterio possedesse una elevata capacità di adattamento anche nelle situazioni più insidiose, sentendosi protetto proprio dai succhi gastrici.
Attualmente il sistema più attendibile e maggiormente utilizzato che consente di emettere una diagnosi di infezione da Hp è solo l’Urea Breath Test, che si svolge con la tecnica del respiro all’urea marcata, e che mostra una reazione dell’idrolisi dell’ urea contenuta nello stomaco.
Una volta contratto, in genere a causa di condizioni igienico sanitarie scadenti, questo virus si diffonde, infiammando i tessuti in maniera cronica. La sua degenerazione sfocia in tumori dello stomaco e linfomi, pertanto è bene che il virus sia curato attraverso il trattamento con probiotici. Questi vanno assunti in associazione alla terapia antibiotica, volta ad eradicare l’Hp grazie alla produzione di batteriocine, potenti sostanze antibatteriche che arrestano parzialmente la secrezione dell’ureasi, l’enzima che favorisce la colonizzazione del virus nella mucosa gastrica.
La particolare resistenza di alcuni ceppi di Hp alla terapia antibiotica ha portato alcuni ricercatori dell’Università Cattolica di Roma diretti dal professor Giovanni Cammarota ad optare per una terapia diversa, volta a sciogliere il biofilm, la membrana che protegge il microrganismo in questione dalla penetrazione dell’antibiotico.
Dapprima si è individuato un mucolitico in grado di inibire lo sviluppo della barriera creata dalla membrana; in seguito si è testata la terapia su 40 pazienti resistenti al trattamento tradizionale. Il trattamento antibiotico personalizzato è stato somministrato in 20 pazienti. Agli altri 20 è stata somministrata la stessa terapia, ma dopo l’assunzione del mucolitico. Sembra che il 65% dei risultati positivi sia stato riscontrato nel secondo gruppo, e le novità sono molto incoraggianti anche se non definitive.
La caratteristica dei questo virus rimane purtroppo l’asintomaticità. Si è fortunati quando i segni evidenti di un’infezione si mostrano con la presenza di gastrite. Altri sintomi sono il bruciore alla bocca dello stomaco o un dolore intenso nella parte alta dell’addome. In questi casi si è già in presenza di un’ulcera gastroduodenale, che porta all’individuazione della forma virale.

In molti altri casi, si arriva alla diagnosi quando il virus è già degenerato in una forma tumorale.
La sua diffusione, e la presenza silente del microrganismo che ne è alla base, fanno sì che il virus colonizzi lo stomaco di circa il 50% della popolazione mondiale. La sua diffusione nel mondo occidentale colpisce il 20% dei soggetti con meno di 40 anni e il 50% degli ultrasessantenni, restando invece raro nei bambini.

 

 

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