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Alzheimer: diagnosi precoce già molti anni prima dei sintomi

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Circa 60 mila persone ogni anno solo in Italia - secondo recenti stime - vengono colpite dal morbo di Alzheimer. Non esistono attualmente metodi per la cura del morbo: tuttavia recenti ricerche hanno dimostrato come sia possibile identificarla già da molti anni prima della sua definitiva manifestazione in sintomi. Un passo in avanti per la scienza, che può portare a utili risvolti per debellare infine questa temibile malattia. Cos'è il morbo di Alzheimer e come si presenta Il Morbo di Alzheimer è una forma di demenza degenerativa che colpisce e distrugge le cellule cerebrali, invalidando e infine portando alla morte chi ne è affetto. Questa malattia è, oggi, ancora in parte sconosciuta al mondo medico: studi dimostrano che può esser causata dalla formazione di placche amiloidi nel cervello (un accumulo di proteine amiloidi e detriti neuronali che viene di solito formandosi in età avanzata) e/o dalla degenerazione neurofibrillare, che si riforma in ammassi invalidando irreversibilmente parte dei processi cerebrali. Il morbo di solito si manifesta in persone over 60, ma non solo. L'affetto da questa malattia è riconoscibile poiché manifesta difficoltà nell'articolazione del linguaggio, impossibilità nel ricordare delle cose anche recenti e, via via, una crescente perdita della memoria. Altri sintomi diffusi sono confusione, instabilità di umore, irritabilità e aggressività. Ad oggi non esiste una cura, ma nuovi risvolti della scienza potrebbero rivelare sorprendenti novità già nei prossimi anni, al fine di curare l'Alzheimer in maniera definitiva. Nuovi risvolti medici: riconoscere l'Alzheimer ben prima che si manifesti Negli ultimi anni, insomma, nuove ricerche mediche hanno dimostrato che è possibile riconoscere l'Alzheimer già dieci o più anni prima che manifesti i primi sintomi. Le scoperte arrivano da una serie di ricerche svolte alla Washington University School of Medicine di St. Louis. Nello studio i ricercatori hanno mostrato come sia possibile predire l’Alzheimer proprio grazie ai biomarcatori che indicano la patologia. In altre parole, gli studiosi hanno svolto analisi su campioni di liquido spinale in pazienti di 45/90 anni, quindi attraverso complessi sistemi di controllo hanno verificato l'eventuale insorgere di placche amiloidi e la possibile formazione di ammassi neurifibrillari. Con questo tipo di analisi - i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Neurology - i ricercatori hanno inteso mostrare come l'Alzheimer può potenzialmente esser individuato sin dai suoi esordi. Intanto nei centri si moltiplicano le ricerche, fortificate anche dalle nuove scoperte in auge: si attendono quindi con impazienza evoluzioni, per riuscire finalmente a stabilire una cura per il Morbo che sia efficace, indolore e definitiva.
 
 
 
 

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