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Reflusso gastrico? C’è la nuova cura

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C'è una nuova cura per il trattamento del reflusso gastrico: l'ha ideata l'azienda israeliana Medigus ed è stata presentata ufficialmente a Roma nel corso di Endolive 2015, il workshop internazionale promosso e presieduto dal prof. Guido Costamagna, direttore dell'Unità operativa di Endoscopia Digestiva chirurgica del Policlinico universitario "Agostino Gemelli". Per i tantissimi Italiani (e non solo) che convivono con bruciori di stomaco, acidità, rigurgito e difficoltà di digestione, la ricerca medica sembra aver finalmente trovato una risposta alternativa all'uso di medicinali (che riducono i sintomi ma non eliminano la patologia) o all'intervento chirurgico. Il suo nome tecnico è Ultrasonic Surgical Endostapler, commercializzato dagli israeliani di Medigus con il più poetico acronimo MUSE e con la promessa di migliorare sensibilmente la qualità di vita di quel quinto della popolazione costretta quotidianamente a combattere contro i sintomi della malattia da reflusso gastroesofageo (MRGE), patologia cronica a diffusione globale e incidenza in costante aumento.
"La malattia da reflusso gastroesofageo – spiega Costamagna – è molto comune. Il 20% della popolazione normale riferisce di avere almeno un episodio di bruciore allo stomaco alla settimana. Si parla di "malattia" (MRGE) quando il reflusso causa sintomi come bruciore e rigurgito o quando, con la gastroscopia, si scoprono lesioni infiammatorie dell’esofago, ulcere, o trasformazione metaplastica della mucosa. Il trattamento – continua Costamagna – è solitamente medico. Tuttavia se i sintomi sono seri e scarsamente controllati dalla terapia medica, può essere indicato il ricorso alla chirurgia".
In questo contesto, e nell'ottica di offrire una nuova soluzione a quei pazienti costretti a scegliere tra la terapia medicinale e la chirurgia, è stato progettato MUSE, il nuovo strumento ideato allo scopo di permettere un trattamento mini invasivo della malattia attraverso la trasformazione di procedure che solitamente vengono effettuate tramite la chirurgia "open" in procedure endoluminali, che sfruttano cioè gli orifizi naturali del corpo.
"Studi preliminari eseguiti con questa nuova tecnica - afferma Costamagna - hanno dimostrato che a 3 anni di distanza la procedura rimane efficace nel migliorare la qualità della vita nei pazienti con MRGE moderata-grave. L’uso dei farmaci che normalmente vengono assunti dai pazienti con MRGE è stato eliminato o ridotto nel 73% dei soggetti sottoposti a questo trattamento".
In cosa consiste esattamente il Muse? Si tratta di uno strumento composto da una cucitrice chirurgica, una videocamera miniaturizzata, e onde ad ultrasuoni che consentono un preciso posizionamento nella sede che si intende trattare. Utilizzando il Muse è possibile ricostruire la valvola esofagea operando attraverso la bocca, eliminando la necessità di ricorrere ad un normale intervento chirurgico nei pazienti ritenuti idonei. A differenza delle procedure tradizionali non richiede incisioni addominali, riducendo sensibilmente i tempi di recupero post intervento.
 
 
 
 

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