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Artrosi: un aiuto dai bifosfonati

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Da una recente ricerca della St George’s University di Londra, i bifosfonati potrebbero offrire un valido aiuto nel trattamento del dolore nei pazienti che soffrono di artrosi all'anca e al ginocchio. L'osteoartrosi, o più comunemente artrosi, è una malattia degenerativa delle articolazioni; secondo le statistiche del Centers for Disease Control and Prevention (CDC) e della Arthritis Foundation, sono più di 47 milioni le persone che soffrono di forme di artrite e artrosi nell'Unione Europea. Un dato allarmante che rende sempre più necessarie cure efficaci per inibire questo disturbo che colpisce, tra l’altro, il 10% circa della popolazione generale e il 50% della popolazione oltre i 60 anni di età. Una speranza per tutti coloro che sono affetti da questi disturbi viene da Londra e più precisamente dalle ricerche della  St George’s University, grazie alle quali sono state studiate nuove cure per il trattamento dell’osteoartrosi, molte di esse con esito positivo. Stiamo parlando precisamente dell'impiego dei bifosfonati, il principio attivo dei medicinali usati per inibire il riassorbimento osseo nei pazienti affetti da osteoporosi. Mai nessuno prima d'ora ne aveva verificato l'efficacia per la riduzione del dolore in caso di osteoatrosi, e cioè in caso di danni della cartilagine e in casi di tessuti dolenti e di escrescenze ossee. Partendo da ricerche pregresse, i ricercatori dell'Università londinese hanno valutato l’eventuale efficacia di differenti varietà di bifosfonati nei soggetti affetti da artrosi alla colonna vertebrale, alle anche, alle ginocchia e alle mani. Su uno studio di 3.832 pazienti sono stati così riscontrati molti risultati positivi; è il caso in particolare dell’alendronato bifosfonato associato allo zoledronato, ma "solo" sui pazienti con osteoartrosi dell'anca e del ginocchio. I tempi per ottenere esiti apprezzabili sono stati di circa 6 mesi. La novità riguarda proprio il fatto che le ricerche per una terapia di fondo dell’artrosi si sono sempre concentrate su sostanze con potenziale attività "condro-protettrice". Essendo l’artrosi, però, una perdita di cartilagine articolare con conseguente riduzione dello spazio articolare e con conseguenti alterazioni a carico della sinovia, della capsula articolare e soprattutto del tessuto osseo periarticolare (motivo per il quale è più corretto chiamarla osteoartrosi piuttosto che artrosi), è stato possibile risalire a questa cura innovativa a base di bifosfonati. Si spera, dunque, di potere trovare un valido alleato per la cura del dolore e/o la progressione della malattia. Al momento, come già detto, si sono resi necessari sei mesi per ottenere risultati sensibili, ma gli studi da intraprendere sono ancora tanti, in particolare quelli mirati a identificare i pazienti ai quali sarà possibile somministrare la cura e quelli mirati a verificare l'efficacia nel lungo termine per la cura di questa malattia cronica e, purtroppo, anch'essa a lungo termine.
 
 
 
 

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