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Le sigarette light: sono più pericolose di quelle normali

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I risultati di uno studio intrapreso alcuni anni fa negli Stati Uniti sono destinati a far discutere dato che sconfessano un'opinione largamente diffusa, ovvero quella secondo cui le sigarette light sono meno dannose per la salute. Stando a una ricerca condotta dalla Ohio State University e finanziata da due enti in prima fila nella lotta ai tumori e al tabagismo, le sigarette "ventilate" sarebbero più pericolose di quelle tradizionali e a dimostrarlo è la maggiore incidenza dell'adenocarcinoma polmonare nei soggetti che ne fanno uso.

I RISULTATI DELLO STUDIO - Insomma, la ricerca portata avanti dall'ateneo statunitense sfaterebbe un falso mito, dimostrando che non deriva alcun beneficio per il fumatore dal preferire una tipologia di sigarette all'altra. Anche per questo motivo, i risultati sono stati resi noti, attraverso il proprio house organ, non solo dal National Cancer Institute, una delle principali agenzie che fanno parte del Dipartimento della Salute a stelle e strisce, ma anche dal Food and Drug Administration Center for Tobacco Products: in realtà, gli esiti dell'indagine confermano quello che molti scienziati sospettavano da tempo, vale a dire la stretta correlazione tra i tumori che interessano i polmoni e il consumo di sigarette light.

LA DANNOSITÀ DEI FORI NEI FILTRI - Secondo i ricercatori della Ohio State University, il motivo per cui le sigarette "leggere" sono più dannose è legato alla presenza dei fori di ventilazione nel filtro. Anziché svolgere una funzione benefica, questi fori indurrebbero una respirazione più intensa, cambiando il modo in cui il tabacco viene bruciato a causa di una combustione più lenta: in questo modo verrebbe prodotta una maggiore quantità di agenti cancerogeni che arrivano così più in profondità nei polmoni. Sulla base della scoperta, alcune associazioni di consumatori hanno sollecitato l'intervento della FDA (Food and Drug Administration) dato che la scritta light sui pacchetti si configurerebbe come una sorta di inganno "fondato su una falsa percezione di un rischio minore".

L'IPOTESI DI PUBBLICITÀ INGANNEVOLE - Al momento, è tuttavia difficile dimostrare una relazione causale che sia certa e comprovata, dato il campione relativamente ridotto di soggetti che si sono prestati allo studio: ma l'altissima incidenza dell'adenocarcinoma polmonare (la forma più comune di tumore riscontrata nei fumatori) potrebbe rivoluzionare il mercato del tabacco. Il professor James Peter Shields, l'oncologo autore dello studio nonché vicedirettore dell'OSUCCC (Ohio State University Comprehensive Cancer Center), ha spiegato che, sulla base della ricerca appena pubblicata, le autorità americane a tutela della salute potrebbero intraprendere delle iniziative "contro quella che è una forma di pubblicità ingannevole da parte di chi porta i consumatori a credere di acquistare un prodotto meno nocivo".


 
 
 
 

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