Facebook e gli adolescenti con malattie croniche

Uno studio effettuato a Trieste ha coinvolto oltre 200 individui affetti da patologie croniche in una fascia di età compresa tra i 13 ed i 24 anni per capire come Facebook possa essere utilizzato da questi soggetti per connettersi e confrontarsi con coetanei che presentano condizioni patologiche analoghe.

Durante le fasi acute delle malattie il tempo trascorso su Facebook e sui social cresce in modo esponenziale, con una media che passa dalle 5 ore sino ad arrivare a 11. Lo studio è stato condotto dall'”IRCCS Burlo Garofalo” di Trieste. La ricerca ha lavorato prevalentemente in merito a Facebook, ma in generale il concetto è esteso ai social network moderni. Il titolo dello studio è “Adolcescents With Chronic Disease and Social Media: a Cross-Sectional Study” ed è stato costituito da un questionario anonimo somministrato a circa 200 persone affette da varie patologie come morbo di Crohn, fibrosi cistica, malattie croniche gastro-intestinali e diabete di tipo 1. Tutte queste malattie hanno in comune periodi di riposo e/o degenza ospedaliera.

I risultati hanno dimostrato che quasi la totalità degli indivudui (97%) avverte la necessità di parlare e condividere emozioni ed esperienze con gli amici, mentre soltanto una minima parte del tempo sui social viene speso per ricevere informazioni in merito alla ricerca di nuove terapie. Il 94% dei soggetti coinvolti ammette che Facebook sia fondamentale per trovare altre persone con lo stesso problema, mentre quasi nessuno ama avere tra i propri contatti lo staff medico o gli infermieri. Lo studio mette in luce che durante le fasi più gravi il periodo di permanenza sui social network cresce di molto.

Per adolescenti e giovani, Facebook rappresenta un mezzo di comunicazione importante, nonostante venga spesso superato da altri social media più “giovani” e moderni. Attraverso il social di Zuckerberg, però, i pazienti riescono a condividere più facilmente la propria esperienza personale e soprattutto ritengono sia più facile raggiungere e contattare altre persone affette dalla stessa patologia. Facebook diventa quindi uno strumento fondamentale per aggirare e vincere l’isolamento forzato legato a periodi di ricovero prolungati in ospedale. Circa il 70% dei pazienti, inoltre, racconta come la dipendenza dei genitori renda ancora più difficile vivere con una malattia cronica ed in questo senso attraverso Facebook ci si senta più autonomi.