La sindrome premestruale

La sindrome premestruale interessa le donne in età fertile e ne colpisce circa sette su dieci. Si tratta di un insieme di sintomi fisici uniti ad instabilità emotiva. Si presenta ciclicamente nei 5/10 giorni che precedono la comparsa delle mestruazioni e con l’arrivo di queste i sintomi e i dolori tendono a diminuire per poi scomparire.
Ci sono donne che soffrono questo fastidio in modo talmente severo da veder compromesse la vita sociale, domestica e lavorativa.
I disturbi e la loro entità variano da donna a donna, ma si possono raggruppare in irritabilità, emotività, sbalzi d’umore, crisi di pianto, tendenze depressive, scarsa concentrazione, aggressività, stanchezza, dolore al seno, pancia gonfia, mal di schiena, aumento di peso ed emicrania.
La sindrome premestruale non è diagnosticabile con test di laboratorio, ma tramite questi (ad esempio esami del sangue e delle urine) si possono escludere eventuali dubbi sulla presenza di altre patologie. Quindi per la definizione della diagnosi la cosa più utile è la redazione di un “diario” con date, sintomi e gravità di questi. Confrontando i dati di 3 mesi si ha un buon quadro della situazione.
Le cause di questa instabilità fisica ed emotiva non sono del tutto note, la tesi più attendibile sembra essere quella dell’aumento dei livelli di estrogeni nel sangue.
Non esiste una vera e propria cura per questa sindrome. Se la sintomatologia non è grave e facilmente riconoscibile sarà la paziente stessa ad individuarla, anticiparla e contrastarla. Per i casi più gravi, invece, è consigliabile un approccio terapeutico mirato e concordato con il proprio medico. La terapia sarà personalizzata in base al livello del disturbo, senza dimenticare che spesso i trattamenti farmacologici hanno un beneficio nel breve termine a causa dell’effetto placebo.

Per i casi più comuni e meno gravi sembrano essere sufficienti le rassicurazioni del medico accompagnate da cambiamenti nell’alimentazione e dello stile di vita: meno alcol, meno caffeina e sigarette ed un’alimentazione leggera rendono il disturbo più sopportabile.
Per le sintomatologie più gravi sono vari i trattamenti che si possono vagliare dopo i dovuti controlli. Le vitamine del gruppo B6 (piridossina) contrastano i disturbi legati alla sfera emotiva. La bromocriptina e cabergolina sono utili quando il dolore al seno è tale da diventare invalidante. I diuretici aiutano in caso di rigonfiamenti di gambe e caviglie. Gli antidepressivi aiutano quelle donne che soffrono di irritabilità, variabilità dell’umore e fasi depressive. La pillola contraccettiva, inibendo la ovulazione, lenisce tutti gli effetti collaterali conseguenti all’attività endocrina dell’ovaio. Il danazolo che è un derivato sintetico del testosterone blocca il rilacio delle gonadotropine. Gli estrogeni inibiscono la produzione degli ormoni sessuali. Il dispositivo intrauterino medicato, generalmente usato come contraccettivo, rilascia piccole dosi di ormone progestinico, diminuisce il flusso mestruale riducendo i sintomi della sindrome premestruale. Esistono, infine, farmaci che aumentano la secrezione di gonadotropine (GnRH) che tendono ad annullare la sintomatologia legata ai giorni premestruali.
E’ bene sapere che tutti i metodi elencati possono avere effetti collaterali anche gravi quindi è consigliabile seguire sempre il consiglio di un medico.