Lo yoga ci aiuta a proteggere il cuore

Non solo rilassamento ed equilibrio emotivo, lo yoga sembra apportare numerosi benefici anche a livello fisiologico. Infatti, uno studio pubblicato dall’Università del Kansas sostiene che una pratica rigorosa e regolare dello yoga contribuisce a ridurre i sintomi di aritmia cardiaca, di ansia e depressione, frequentemente associati con la fibrillazione atriale.

Già precedenti studi avevano evidenziato come praticare yoga possa influire positivamente su alcuni fattori di rischio per le malattie cardiovascolari come l’ipertensione, il colesterolo alto e l’indurimento delle pareti dei vasi. Questa disciplina, inoltre, migliora i fattori di rischio collegati ai disturbi di ipertensione, stress e colesterolo alto, oltre all’ispessimento delle arterie e la risposta infiammatoria.

Esiste uno stretto legame tra respirazione, cuore e cervello, poiché la quantità di ossigeno determina la qualità di sangue che, pompato dal cuore, perviene al cervello. Recenti studi del Medical Center alla Erasmus University di Rotterdam confermano questa ipotesi. Anzi, sembrano avallare la possibilità che i benefici dello yoga siano assimilabili a quelli ottenuti attraverso attività fisiche più classiche, come ciclismo o jogging.

Questa forma orientale di meditazione e riequilibrio psicofisico consente di ossigenare meglio le diverse parti del nostro organismo, abbassando la pressione sanguigna.

Low cost, lo yoga non richiede attrezzatura e si combina alle esigenze derivate dallo stress incalzante della vita odierna. Inoltre, esso va incontro alle necessità di chi non può praticare esercizi più faticosi o non vuole esercitare attività aerobiche.

La respirazione, le posizioni dello yoga, la meditazione se praticate almeno tre volte a settimana sotto la direzione di un esperto, svolgerebbero un’importante funzione preventiva per le malattie cardiovascolari.

Ancora da chiarire la spiegazione di quanto avviene, eppure sembra accertato che questa pratica permetta di regolare il rilascio di adrenalina, riconosciuto come la principale causa di tachicardia.